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GUIDA

Come preparare un piano comunale di protezione civile che regga il giorno dell’emergenza.

Il piano comunale di protezione civile si giudica nella prima ora in cui lo si apre davvero. Questa guida riassume cosa chiedono il Codice della protezione civile e la direttiva del 2021, propone una struttura per un comune piccolo o medio e chiude con una checklist per l’anno, la prima ora e il dopo.

Ultima verifica 2026-10-23

A cosa serve il piano di protezione civile

Prima o poi ogni comune affronta una situazione che la routine non regge: un’alluvione, una tempesta che lascia frazioni senza strade e senza corrente per giorni, un acquedotto contaminato, un incidente in uno stabilimento vicino, un’evacuazione. Vigili del fuoco e 118 arriveranno. Al comune restano comunque compiti suoi: allertare e informare i residenti, organizzare evacuazione e accoglienza, garantire i servizi essenziali e far funzionare il municipio.

Il piano mette per iscritto questi compiti prima che servano. Un buon piano risponde in fretta a quattro domande: chi decide, chi viene chiamato, dove si trovano le cose e cosa fare per primo in ogni scenario probabile. Un faldone di 120 pagine che nessuno ha più aperto dalla delibera di approvazione aiuta poco alle sei del mattino.

Molto di quanto segue vale per qualsiasi comune. Le regole citate sono quelle nazionali; ogni Regione le completa con proprie linee guida, che conviene avere sotto mano mentre si scrive.

Chi risponde di cosa secondo il Codice della protezione civile

Il decreto legislativo n. 1 del 2018 assegna al comune un ruolo centrale: la pianificazione di protezione civile e la direzione dei soccorsi con le proprie strutture sono una funzione fondamentale dei comuni (art. 12, comma 1). I compiti principali si ripartiscono così.

  • Il Sindaco è autorità territoriale di protezione civile (art. 3). Risponde delle misure urgenti per la pubblica incolumità, dell’informazione alla popolazione sugli scenari di rischio e sul piano, e del coordinamento dell’assistenza alla popolazione; quando le forze del comune non bastano chiede aiuto al Prefetto e al Presidente della Regione (art. 12, commi 5 e 6).
  • Il comune predispone il piano comunale secondo gli indirizzi nazionali e le linee guida regionali, anche in forma associata con altri comuni. Il piano è approvato con deliberazione del consiglio comunale (art. 12, comma 4).
  • La Regione detta le linee guida per la pianificazione locale, gestisce la sala operativa regionale e la colonna mobile e organizza il volontariato (art. 11). Monitora almeno una volta l’anno lo stato dei piani locali.
  • Il Prefetto assume in emergenza la direzione unitaria di tutti i servizi di emergenza a livello provinciale, in raccordo con il Presidente della Regione, e attiva le strutture dello Stato (art. 9).
  • I cittadini hanno diritto a partecipare, singoli o associati, all’elaborazione della pianificazione (art. 18). Coinvolgerli prima rende più facile farsi ascoltare il giorno dell’evacuazione.

I documenti di cui si occupa un comune

DOCUMENTOCHI LO PREPARABASE GIURIDICAPER UN COMUNE
Piano comunale di protezione civileIl comune, anche in forma associataD.lgs. 1/2018, art. 12 e 18; direttiva PCM 30 aprile 2021Obbligatorio, approvato dal consiglio comunale
Linee guida regionali per la pianificazioneLa RegioneD.lgs. 1/2018, art. 11 e 12; direttiva PCM 30 aprile 2021Da seguire nella stesura
Piano provinciale o di ambitoSecondo il modello regionale, condiviso con Prefettura e comuniD.lgs. 1/2018, art. 11 e 18; direttiva PCM 30 aprile 2021Lo recepisce e si coordina
Piano di emergenza esterna di uno stabilimento a rischio di incidente rilevanteIl PrefettoD.lgs. 105/2015 (Seveso III)Solo se nel territorio c’è uno stabilimento soggetto
Ordinanza di attivazione del COCIl SindacoDirettiva PCM 30 aprile 2021, allegato tecnicoDa predisporre in modello, firmata all’attivazione

Verifichi i dettagli con la struttura di protezione civile della Sua Regione, che spesso fornisce modelli e supporto ai comuni piccoli.

Una struttura modello per il Suo comune

La direttiva del Presidente del Consiglio del 30 aprile 2021 indica per ogni piano un’introduzione con la data di approvazione e di aggiornamento, l’inquadramento del territorio, gli scenari di pericolosità e di rischio e il modello d’intervento, cioè organizzazione, elementi strategici e procedure operative. Chiede inoltre piani redatti in formato digitale nativo. Dentro quella cornice conviene mettere all’inizio le pagine che servono nella prima ora.

  1. Scheda di attivazione. Una pagina: cosa fa scattare il piano, chi chiama per primo il Sindaco, dove si riunisce il COC e quale sede alternativa usare se quell’edificio è inagibile.
  2. COC e funzioni di supporto. Le funzioni attivate, con un referente e un sostituto per ciascuna: la direttiva ne elenca sedici, dall’unità di coordinamento al volontariato, e consente di accorparle in base al personale disponibile. Aggiunga sala operativa regionale, Prefettura, comando provinciale dei vigili del fuoco, gestori dei servizi e comuni vicini.
  3. Scenari di rischio. Parta dai rischi indicati dalla pianificazione regionale e provinciale e aggiunga ciò che sa solo Lei: il fosso che allaga la via bassa, il ponte che è l’unica uscita da una frazione.
  4. Scheda del comune. Popolazione per zona, scuole, RSA, persone con specifiche necessità che hanno bisogno di aiuto per spostarsi, strutture ricettive, punti d’acqua, generatori, mezzi e macchine disponibili sul posto.
  5. Schede d’azione per scenario. Alluvione, blackout prolungato, acqua non potabile, danni da vento, incidente chimico, evacuazione. Ognuna in una o due pagine: primi passi, chi fa cosa, cosa dire ai residenti.
  6. Allertamento e informazione. Chi riceve i messaggi di allerta della Regione, quali fasi operative attivano, come si informano i residenti: altoparlanti, porta a porta, sito e canali del comune. Il sistema di allarme pubblico IT-alert è gestito a livello nazionale e non sostituisce il presidio locale.
  7. Aree di emergenza. Aree di attesa per il primo ritrovo, aree e centri di assistenza per chi viene evacuato, aree di ammassamento per soccorritori e mezzi, con la relativa segnaletica.
  8. Risorse e convenzioni. Accordi con imprese locali per mezzi, trasporti o forniture, con le strutture ricettive e con le associazioni di volontariato del territorio.
  9. Registrazione. Come il COC registra decisioni, ordinanze e compiti con l’ora, e come riferisce alla sala operativa regionale e alla Prefettura.
  10. Allegati. Cartografia delle aree a rischio, dei percorsi e delle aree di emergenza; elenco della normativa; regole su chi conserva le copie e dove.

Organizzare il Centro operativo comunale

Secondo la direttiva del 2021 il piano individua sede e organizzazione del COC, strutturato in funzioni di supporto e attivato dal Sindaco con apposita ordinanza. Il Sindaco può anche attivarlo in via preventiva con una sola funzione, come presidio operativo, per tenere i contatti con le sale operative regionale e provinciale mentre la situazione evolve.

In un comune piccolo un COC che funziona conta cinque-otto persone: il Sindaco, un assessore, il responsabile dell’ufficio tecnico, il comandante della polizia locale, il coordinatore del gruppo comunale di volontari di protezione civile e chi conosce l’ambito sociale (scuole, servizi sociali, persone che vivono sole). Nomini un sostituto per ciascuno, perché un evento vero dura più di un turno.

Decida prima dove si riunisce il COC, come quella sala avrà corrente e collegamento se la rete cade e come verranno registrate le decisioni. Una decisione senza ora e senza firma è difficile da ricostruire, e Regione, Prefettura, assicurazioni e consiglio comunale la chiederanno.

Allerte e aggiornamento, le due cose che si dimenticano

Per i rischi prevedibili, come quello meteo-idrogeologico e idraulico, il piano deve definire chi riceve i messaggi del sistema di allertamento e quali azioni scattano in ciascuna fase operativa. Il sistema è statale e regionale (art. 17 del Codice): la Regione emette le allerte per zona e il comune risponde con le fasi previste nel proprio piano. Se il numero di reperibilità scritto nel piano non risponde la notte di un’allerta, il resto conta poco.

Il piano invecchia in fretta. La direttiva del 2021 chiede un aggiornamento costante dei dati che cambiano spesso, come rubrica, responsabili e risorse, e una revisione periodica al massimo ogni tre anni per scenari di rischio, modello d’intervento e organizzazione, tenendo conto degli esiti delle esercitazioni. Gli aggiornamenti non sostanziali si possono affidare a provvedimenti del Sindaco, della Giunta o degli uffici, se la delibera di approvazione lo prevede.

Da controllare durante l’anno, nella prima ora e dopo

Ogni anno

  • Aggiorni referenti, sostituti e numeri di reperibilità del COC.
  • Verifichi chi riceve le allerte regionali, anche di notte e nei festivi.
  • Riveda la scheda del comune: persone con specifiche necessità, strutture chiuse o nuove.
  • Confermi che le convenzioni con imprese, strutture ricettive e volontariato sono ancora valide.
  • Organizzi almeno un’esercitazione, anche solo per posti di comando, con il COC e il volontariato.
  • Controlli la sede alternativa, la corrente e la ricarica dei telefoni.

La prima ora

  • Verifichi la situazione con la sala operativa regionale e la Prefettura.
  • Attivi il COC con ordinanza e avvii il registro delle decisioni con gli orari.
  • Assegni l’informazione ai residenti per zona e verifichi che sia avvenuta.
  • Si raccordi con il responsabile dei vigili del fuoco se i soccorsi sono già sul posto.
  • Individui le persone vulnerabili nell’area colpita e assegni qualcuno a ciascuna.
  • Comunichi alla sala operativa regionale cosa serve e cosa il comune riesce a coprire.

Dopo l’evento

  • Raccolga in un unico posto registro, ordinanze, compiti, foto e segnalazioni dei danni.
  • Faccia un breve debriefing a memoria fresca e un’analisi più completa dopo qualche settimana.
  • Annoti cosa ha funzionato, cosa no e chi cambia cosa entro quando.
  • Aggiorni il piano e la scheda del comune con ciò che ha imparato.
Il ruolo di Sinkaos

Sinkaos trasforma mappe, contatti e modelli di compito del Suo piano in un’operazione permanente che il COC può aprire sul telefono. Il giorno dell’emergenza tiene compiti, segnalazioni e posizioni su una sola mappa, funziona offline e lascia uno storico con gli orari da esportare per il debriefing e la rendicontazione. Veda Sinkaos per il centro operativo comunale.

Domande sul piano comunale

Ogni comune deve avere un piano di protezione civile?
Sì. Il Codice prevede che il comune predisponga il piano comunale, anche in forma associata, e lo approvi con deliberazione del consiglio comunale (art. 12). I comuni piccoli possono appoggiarsi alla pianificazione di ambito e al supporto della Regione.
Il COC è obbligatorio?
La direttiva del 2021 chiede che il piano ne indichi sede e organizzazione e che il Sindaco lo attivi con ordinanza in emergenza. Come sia composto dipende dalle dimensioni del comune: le funzioni di supporto si possono accorpare.
Ogni quanto va aggiornato il piano?
I dati che cambiano spesso vanno tenuti aggiornati di continuo. Scenari, modello d’intervento e organizzazione vanno rivisti al massimo ogni tre anni, e comunque dopo eventi reali o esercitazioni che hanno mostrato dei limiti.
Che differenza c’è tra un’emergenza comunale e lo stato di emergenza?
Un evento di tipo a si affronta con le risorse ordinarie dei singoli enti. Lo stato di emergenza di rilievo nazionale, per gli eventi di tipo c, lo delibera il Consiglio dei ministri e apre a mezzi e poteri straordinari. Veda la nostra guida al coordinamento dei soccorsi in Italia.
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